Oggi condividiamo la seconda testimonianza relativa al secondo weekend formativo del “Corso di Animatore Culturale Salesiano”. Per leggere la prima parte dei racconti, consulta l’articolo precedente intitolato ‘Secondo weekend formativo: pagina di diario’.

“Prepararsi al Giubileo: il secondo weekend formativo Romei25 tra Roma antica e cristiana
Accompagnare gruppi di pellegrini durante il Giubileo non è solo un incarico logistico, ma un vero apostolato, un servizio ambizioso che richiede spirito e arte. Partecipando al secondo weekend formativo di Romei25 per Animatori Culturali Salesiani, che ha unito magistralmente teoria e pratica, ho compreso più in profondità che guidare attraverso la bellezza e la sacralità della città di Roma è un’avventura veramente completa.
La formazione si è articolata in due momenti: esplorazione e pratiche simulative sul posto, tra i luoghi simbolo della capitale, e approfondimenti teorici presso l’Istituto Gerini. In questo contesto, abbiamo compreso cosa significa davvero creare un’esperienza di accompagnamento che unisca fede, conoscenza e accoglienza, nello stile culturale salesiano.
Ci è ben stato mostrato come non sia sufficiente conoscere e basta (la storia, l’arte o l’aneddotica che piace alla gente): accompagnare significa saper prepararsi, usare gli strumenti giusti, mettere tutto sé stesso, corpo, testa e anima. È un’operazione che corrisponde pressoché a toccare il cuore delle persone, toccando il cuore dell’umanità, spesso riflesso nelle rovine, nei monumenti e nei cantieri del mondo, rendendo ogni visita un momento che ispira e induce a riflettere, a non restare sulla superficie delle cose. Il viaggio dentro i luoghi può essere, a volte, un viaggio dentro noi stessi e dentro gli altri, di ieri come oggi. Attraverso i resti del passato e i progetti del futuro, le generazioni si guardano in faccia, come in un portale, talvolta riconoscendosi uguali e altre volte molto diversi. Questa dialettica rende anche il meno accorto turista un grande pellegrino. Ogni tappa ci ha insegnato a guardare con occhi nuovi i luoghi, non si tratta semplicemente di spiegare, ma evocare storie e significati, aiutare i partecipanti a sentirsi parte di una narrazione, che dallo straordinario della Storia arriva fino all’ordinario delle loro esistenze.
Dunque, la preparazione dell’esperienza è molto importante ed un aspetto cruciale emerso è stato l’importanza che hanno l’empatia e l’ascolto, da parte di chi guida e introduce. Infatti, l’accompagnatore non è solo una guida che parla, ma qualcuno che crea connessioni, che sa leggere le necessità del gruppo e che favorisce un clima fecondo e generativo. Sicuramente dopo il viaggio un pellegrino non sarà mai uguale a come è partito, ma sta a noi decidere, insieme al soggetto, se tornerà a casa per la stessa via, o per un‘altra. Vale a dire se sarà stata solo una piccola conversione sensoriale e intellettuale, o piuttosto si tratterà di una grande e importante scossa spirituale, che fa cultura, nuova cultura, cioè produce cose nuove nella vita.
Abbiamo anche riflettuto sul valore di momenti spirituali espliciti e sull’importanza di alternare tempi di preghiera, silenzio e riflessione a momenti di apprendimento e scoperta. Il pellegrinaggio non è solo un percorso fisico, ma un cammino interiore, che è sempre anche un fatto comunitario, e che ciascun partecipante vive in modo proprio.
L’animatore culturale, ci è stato spiegato, non è solo un esperto dei luoghi, ma una figura che sa far emergere il senso profondo del pellegrinaggio. Deve saper accogliere ogni pellegrino con attesa e attenzione, sostenendolo a vivere un’esperienza unica e significativa per entrambi. Anche chi accompagna non fa mai lo stesso giro, la stessa esperienza. Egli deve quindi essere facilitatore: non solo cogliere e creare, ma prevedere, immaginare, dosare, aiutare, favorire e incoraggiare.
La capacità di condivisione è il lascito ultimo che un accompagnatore deve lasciare a chi si affida: questo è lo strumento fondamentale che vorrei portare con me, più di ogni altro da questo fine settimana, pronto a costruire un’esperienza indimenticabile insieme all’associazione ed ai pellegrini, di ogni età e provenienza, che cercheranno ancora, oggi come ieri, consolazione e provocazione, verità e pace.”
Antonio Corcione


